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EDIZIONE 2015TEATROFUMO BLU
LA MAMA SPOLETO OPEN 2015

FUMO BLU



di Gherardo Vitali Rosati
con 
Daniele Bonaiuti
Silvia Frasson
regia Andrea Paciotto
scenografia Lorenzo Banci
costumi Aurora Damanti
luci Roberto Innocenti
aiuto regista, design video e suono Francesco Domenico D’Auria
assistente alla regia Lisa Lim
traduzione in inglese e sottotitoli Nerina Cocchi
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana

prima rappresentazione assoluta Prato, Teatro Magnolfi Nuovo, 7 maggio 2015
progetto sostenuto - tramite una Residenza Artistica - da La MaMa Umbria International (2013-14). 


Uno spaccato nelle vite di due trentenni, alle prese con lavori poco concreti e difficoltà quotidiane. Per raccontare la nostra epoca, Fumo Blu intreccia il passato e il presente di Paolo e Claudia, che provano a vivere di giornalismo e di danza ma sognano maggiori stabilità in casa e sul lavoro. Cresciuti con grandi modelli e ambizioni, ora si scontrano con la realtà e ripensano al loro percorso. Riuscendo a capire qualcosa in più della propria natura. Intrecciando dialoghi e narrazione, il testo fotografa diversi momenti della vita dei due protagonisti. Attimi di leggerezza si alternano con momenti di riflessione, mentre le tragicomiche esperienze del quotidiano lasciano il posto a un sogno ricorrente. Sembra un incubo, ma ha un che di piacevole e invitante, come la vita in cui sono immersi Claudia e Paolo. I due si muovono in una scenografia evocativa, mentre le videoproiezioni che prendono forma su una grande vetrata contribuiscono a suggerire spazi e atmosfere, scandite da musiche e suoni che trasportano i personaggi e il pubblico attraverso i tempi e luoghi dello spettacolo. Fumo Blu si è sviluppato grazie a un progetto di Residenza Artistica presso La MaMa Umbria International con serie di letture sceniche presentate a Spoleto, Firenze e New York (in inglese). 

Fumo Blu è un pericoloso stato di piacevole confusione. Una nebbia immaginaria che patina lo sguardo e lo spirito, nasconde l’orizzonte e non permette di capire dove si sta andando. Emerge nel ripetersi scontato del quotidiano, familiare e rassicurante. Lentamente ci soffoca, ci addormenta, ci disorienta.
Claudia, 35 anni, Paolo, poco più di 30. Due non-più-giovani che non riescono a dare una svolta alla loro vita, né alla loro relazione, tantomeno al lavoro. Tra ambizioni, insicurezze, frustrazioni, paure, sogni ed opportunità deluse, il quotidiano va avanti con inerzia alienante. I momenti belli, divertenti e allegri affogano nell’incertezza e nella graduale perdita di senso e sentimento. Una vita confusa, ordinaria, comune, a tratti perfino comica. Il problema non è la mancanza di consapevolezza, ma l’incapacità mentale di trovare, dentro e fuori di sé, gli strumenti per operare il cambiamento. Come se quell’intuito animale che scatta di fronte alle occasioni o alle emergenze, quell’istinto di sopravvivenza che ha spinto l’evoluzione, si fosse irrimediabilmente addormentato o estinto.    
Non c’è nulla di originale nella storia di questi due personaggi. Sono esattamente come molti non-più-giovani della loro generazione. L’eccezionalità risiede proprio nella loro normalità, nell’essere comuni, nell’essere il perfetto esempio di una generazione un po’ smarrita, nata agli albori dell’era digitale, globalizzata e fin troppo liquida, per dirla con Baumann. In questo senso Claudia e Paolo diventano il ritratto della società e attraverso di loro si possono vedere i riflessi del passato, del presente e forse anche del futuro.
Andrea Paciotto

Fumo Blu è nato dalle ceneri di un altro testo, Solo andata per Hong Kong. Lì c’era un imprenditore, che da piccolo aveva sofferto per la crisi del 73, e ora, adulto, si ritrovava a fronteggiare quella del 2012. Di questa storia è rimasto ben poco, ma l’indagine di fondo rimane la stessa. Volevo capire in che modo la "crisi" si interpone in una storia di coppia, come entra nel presente di due persone "normali". Che non sono due vittime esemplari: vivono agiatamente, lavorano nel mondo culturale, sono in qualche modo privilegiati. Ma proprio questo mi interessava: evitare casi estremi e provare a raccontare le vite di molti trentenni di oggi. A partire dall’instabilità. Che dal lavoro si propaga sulla vita affettiva, generando ansie e insicurezze, ma che può essere anche sinonimo di libertà, di possibilità di cambiare. Si è sparsa la voce che in cinese l’ideogramma che indica la "crisi" sia composto da due parti, che significano rispettivamente "pericolo" e "opportunità". Purtroppo non è vero, ma forse è vero che nella crisi si incrociano questi due aspetti. Davanti agli scogli, i due protagonisti sono costretti a riflettere, a ripensarsi. Immersi in questa situazione, non priva di aspetti piacevoli e confortanti, rischierebbero di andare avanti per inerzia, soffocando una parte importante di se stessi. Ora, dovranno mettere in discussione scelte fatte quasi per caso, o perché troppo condizionati dall’esterno. E magari costruirsi la loro serenità. Dipende da come risponderanno a quel telefono che non smette di squillare. 
Gherardo Vitali Rosati


GHERARDO VITALI ROSATI
Critico teatrale del Corriere Fiorentino, dorso locale del Corriere della Sera, collabora con varie testate in Italia, Stati Uniti, Canada, Russia e Francia. Fra queste: Theater Magazine, la rivista teatrale di Yale University, La Règle du Jeu, diretta da Bernard-Henry Lévy, e Liberté, il mensile di Montréal diretto da Philippe Gendreau. Per RAI 3, cura la rubrica Teatro Mondo, all’interno del programma teatrale del TG3, Chi è di scena, di Moreno Cerquetelli, condotto da Rosanna Cancellieri. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia dello Spettacolo presso l’Università di Firenze nel 2011, con il prof. Siro Ferrone, dopo una laurea specialistica alla Sorbonne Nouvelle di Parigi, con il prof. Georges Banu. Tiene corsi di Storia del teatro e Critica teatrale presso l’Università di Firenze e la Calenzano Teatro Formazione, diretta da Stefano Massini. È co-autore di Une Algérie 1830-1954, messo in scena in Francia dal Thétre des Minuits (2007), e collaboratore alla drammaturgia di Discovering Pasolini, messo in scena alla Pergola dal teatro La MaMa di New York (2011). Ha curato la drammaturgia di The Medici Dynasty, un progetto di Giuseppe Arone sulla storia di Firenze. Fumo Blu è la prima opera che firma da solo. 

ANDREA PACIOTTO
Regista nato a Spoleto. Inizia gli studi di teatro in Italia presso la Scuola del Centro Universitario Teatrale di Perugia e la Fondazione Pontedera Teatro.  Nel 1990 inizia la sua esperienza internazionale, grazie all’incontro con Ellen Stewart, fondatrice e direttrice artistica del teatro La MaMa di New York. Dopo aver lavorato per qualche anno come attore, decide di dedicarsi alla regia. Continua la sua formazione a New York (City University of New York, Brooklyn College) e ad Amsterdam (DasArts, Advance Research Center in Theatre and Dance, Università di Amsterdam), specializzandosi nell’applicazione delle tecnologie digitali nel campo del teatro. Nel corso della sua carriera, ha collaborato con numerosi teatri e festival, presentando lavori in Italia, Olanda, Germania, Austria, Turchia, Serbia, Bosnia, Croazia, Svizzera, Polonia, Macedonia, Stati Uniti, Messico e Corea. Nel 2007 è invitato alla Biennale di Venezia, nell’ambito del progetto Goldoni e il teatro nuovo, portando in scena una originale rilettura del Servitore di due padroni, coprodotta con il BITEF Belgrade International Festival e il Teatro Nazionale di Uzice, in Serbia. L’anno successivo (2008) al Mittelfest di Cividale del Friuli presenta Alla fine l’inizio, uno spettacolo ispirato a Le Cosmicomiche di Calvino. Dal 2009 si occupa della traduzione e messinscena italiana dei testi del drammaturgo e regista statunitense Israel Horovitz. Con lui ha fondato la Compagnia Horovitz-Paciotto, che ha prodotto diversi spettacoli e pubblicato due raccolte di testi Trilogia Horovitz e Suite Horovitz, con la casa editrice Editoria & Spettacolo. Nella stagione 2012-2013 il Teatro Stabile dell’Umbria ha prodotto lo spettacolo Tre Famiglie, presentato in diversi teatri italiani. Ha tenuto corsi e seminari su diversi aspetti dell’arte teatrale presso La MaMa, il Centro Universitario Teatrale di Viterbo, Accademia di Arte Drammatica di Maastricht, Scuola Nazionale di Danza di Città del Messico, Belgrade University, Teatro Nazionale di Belgrado, University of South Carolina, ed altri. Dal 2009 è membro del Comitato per la Formazione dell’Istituto Internazionale del Teatro (ITI-UNESCO). Andrea Paciotto è attualmente direttore della Residenza Artistica La MaMa Umbria International, con sede a Spoleto e docente presso il Seoul Institute of the Arts in Corea.

DANIELE BONAIUTI
Si alterna in produzioni di teatri stabili italiani e progetti di compagnie di ricerca. Per lo Stabile del Veneto ha partecipato a Il Ventaglio di Carlo Goldoni diretto da Damiano Michieletto (2012). Con il Metastasio-Stabile della Toscana, ha recitato in Frankenstein, scritto e diretto da Stefano Massini, e Passaggio in India, per la regia di Federico Tiezzi (2008-2009). Fra i suoi spettacoli anche Eremos, diretto da Theodoros Terzopoulos e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria con Emilia Romagna Teatro (2009). Ha lavorato con Il Teatro Sotterraneo ne La Repubblica dei Bambini (anche nella versione francese: La République des enfants) prodotto dal Teatro delle Briciole, e ne Il Signor Bruschino, realizzato per il Rossini Opera Festival (2011-2012). Per il Festival Intercity di Sesto Fiorentino ha lavorato col regista Dimitri Milopulos in End of Desire, di David Ireland, e Ginori, dello stesso Milopulos (2013-14). Come regista ha co-diretto per il Teatro delle Briciole All You Can Whish e See You Soon? Insieme a Silvia Frasson è protagonista de In nome del popolo italiano, di Matteo Bacchini. Si è formato prima al Laboratorio Nove, diretto da Barbara Nativi, poi alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e infine al Laboratorio di Prato, di Federico Tiezzi. Sta attualmente portando in scena Sherlock Holmes, il progetto del Collettivo Cinetico prodotto dal Teatro delle Briciole.

SILVIA FRASSON
Attiva per teatro, cinema e tv, ha recentemente partecipato a Meraviglioso Boccaccio, dei fratelli Taviani, nel ruolo della moglie di Calandrino, interpretato da Kim Rossi Stuart. In teatro, ha lavorato con Massimo Castri in Quando si è qualcuno (2003), con Giorgio Albertazzi, prodotto dal Teatro di Roma, ed Ecuba (2006), allestito per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. Al Teatro Metastasio Stabile della Toscana ha recitato in Frankestein (2009), di Stefano Massini, e L’isola dei Pappagalli, di Sto, per la regia di Aldo Tarabella. Ha recitato con maestri come Gabriele Vacis (Macbeth), Peter Stein (Tatjiana) e Gigi Dall’Aglio (La crociata dei bambini). Molto attiva anche nel teatro di narrazione, sta attualmente portando in scena Amore e ginnastica, appositamente scritto da Stefano Massini, che ha adattato il racconto di Edmondo De Amicis. È autrice e interprete di spettacoli di narrazione fra cui Santa Giovanna dell’Immaginazione, Brendulo, Quando non avevamo niente (sulla Richard-Ginori) e La Regina Nera (su Caterina de’ Medici). Con Daniele Bonaiuti è protagonista di In nome del popolo italiano, di Matteo Bacchini. Si è formata alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, dove nel 2014 è tornata per insegnare il suo metodo di autrice e narratrice alla Summer School.

LORENZO BANCI
Attivo da oltre vent’anni come pittore, si è avvicinato alla scenografia grazie a Paolo Magelli, che l’ha scelto per molti suoi spettacoli in paesi come dell’Europa Centrale e del Sud America. Tra le sue principali e più recenti realizzazioni per il teatro: Giochi di famiglia di Biljana Srbljanovic (2011), Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov, I fratelli Karamazov di Fdor Michailovič Dostoevskij, Isola di Tommaso Santi, Hotel Belvedere di dn von Horvth, Na Dnu di Maksim Gorki. Tra le sue principali esposizioni: Italian Genius Now, prodotta dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e realizzata fra il 2007 e il 2009 ad Hanoi, Singapore, New Delhi e Roma e Gerhard Richter e la dissolvenza dell’immagine nell’arte contemporanea, organizzata da CCCS al Palazzo Strozzi di Firenze nel 2010. Ha esposto poi alla Biennale di Monza 2011, alla 54a Biennale di Venezia, padiglione Toscana, e al Centre for Contemporary Art Luigi Pecci, Prato, 2011. 

AURORA DAMANTI
Formatasi al Corso di specializzazione del Teatro Metastasio, dopo una laurea all’Università di Firenze, collabora con lo Stabile della Toscana in alcune produzioni firmate dal regista Massimo Luconi. Realizza i costumi per Dalle Ceneri, tratto dall’opera di Tahar Ben Jelloun, La pelle scorticata di e con Emilio Isgrò, Notturno da Gabriele D’Annunzio. Lavora con Dario Garofalo per i costumi di Giovanni e Paolo - Al di là di Falcone e Borsellino.  Assistente costumista di Fiorenza Cipollone per il film Universale - Io mi fermo qui di Federico Micali, firma i costumi per le pubblicità di Diaframma, del Ministero della Difesa e per il video musicale del gruppo Calibro 35. 

ROBERTO INNOCENTI
Nato a Prato nel 1954, nel 1972 inizia la sua attività come tecnico teatrale di giro con il Gruppo della Rocca. Nel 1976 rientra a Prato dove partecipa al Laboratorio di Ronconi in spettacoli quali La vita è sogno di Calderòn de La Barca, La torre di Hugo von Hofmannsthal e Baccanti di Euripide. Successivamente lavora come tecnico presso il Teatro Metastasio e si specializza nella progettazione delle luci. Dal 1989 lavora come light designer firmando le luci per circa ottanta spettacoli prodotti dal teatro Metastasio, e non solo, collaborando con registi quali Carlo Lizzani, Federico Tiezzi, Massimo Castri, Pier’alli, Stefano Massini, Paolo Magelli, Marco Baliani e molti altri. Dal 2011 assume la direzione tecnica e degli allestimenti del Teatro Metastasio Stabile della Toscana.

FRANCESCO DOMENICO D’AURIA
Artista e designer. Si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica del Teatro Stabile dell’Umbria/C.U.T. di Perugia. Ha realizzato progetti, performance e spettacoli teatrali collaborando con Torgeir Wethal (Odin Teatret), Ludwik Flaszen (The Grotowski Institute), Mario Ferrero (Accademia Nazionale Silvio d’Amico’), Jerzy Stuhr (Academy for the Dramatic Arts in Krakw), Nikolaj Karpov (GITIS di Mosca), Roberto Ruggieri. È membro della Horovitz Paciotto Company e collaboratore della Mama Umbria International.  Affianca l’esplorazione in campo teatrale alla ricerca sull’arte e il design audiovisivo contemporaneo, con specifiche verso la software culture, le tecnologie audiovisive, le pratiche di live cinema e cinema sperimentale, i live media e le installazioni interattive. Si dedica alla ricerca sulle interfacce uomo-macchina con applicazione nel campo artistico e medico. Ha esposto l’opera Call Painting a Lisbona, Porto, Roma e Los Angeles.  I suoi cortometraggi e documentari sono stati finalisti in numerosi festival. Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha presentato le installazioni Melograno e Oplonti per il progetto Archeologia e sinestesia prodotto dall’IDSN. Laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sperimentale su Leo de Berardinis e l’improvvisazione teatrale e musicale, ha conseguito una seconda laurea in Design.
TEATRO
Cantiere Oberdan
02 LUGLIO 22:30
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03 LUGLIO 19:30
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04 LUGLIO 19:30
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05 LUGLIO 16:00
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BIGLIETTI
posto unico € 15,00 

durata:
1 ora e 20 minuti


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