LE CINQUE ROSE DI JENNIFER



di Annibale Ruccello
regia Geppy Gleijeses
con Geppy Gleijeses, Lorenzo Gleijeses
Nunzia Schiano voce alla radio
Gino Curcione voce di travestito
Mimmo Mignemi voce di Annunziata
Myriam Lattanzio voce del giornale radio

scene Paolo Calafiore
costumi Ludovica Pagano Leonetti
luci Luigi Ascione
colonna sonora a cura di Matteo D’Amico
assistente alla regia Roberta Lucca
trucchi Cris Barone
parrucche Francesco Pogoretti

direttore di scena Francesco Grieco
capo macchinista Gennaro Iengo
capo elettricista Luigi Luongo
capo sarta Rosa Perillo
ufficio stampa Paola Rotunno
produzione esecutiva e distribuzione Mariangela De Riccardis 

produzione 
GITIESSE Artisti Riuniti 
diretta da Geppy Gleijeses 
e Teatro Quirino



Le cinque rose di Jennifer è il primo testo di Annibale Ruccello. Scritto rapidamente, in poco più di quindici giorni al ritorno da una breve vacanza, il suo personaggio ebbe voce, parole, gesti. Lo mise in scena nel 1980, spettacolo quasi clandestino, ma capace di conquistare il pubblico per il passaparola che lo fece subito "giovane autore di successo". Ruccello era nato a Castellammare di Stabia nel 1956. Studi di antropologia, una laurea, l’amicizia con Roberto De Simone ed Annabella Rossi ne formarono umore ed interessi. Si mise in scena non senza una tragica ironia. Una sottoveste nera, le calze velate e tanta ansia per l’attesa solitaria e disperata di Jennifer, travestito nascosto in un appartamentino dei "Quartieri spagnoli". Sei anni dopo Ruccello rimise mano a quel suo testo spostando l’ambientazione nel quartiere residenziale di una pretenziosa periferia, disperata per solitudine e terrorizzata dalle incursioni di un maniaco persecutore. Verità e sogni confusi nel racconto lucido di chi non ha più spazio e parole per "aspettare" un arrivo che possa scaldare il cuore. Jennifer e le telefonate sbagliate in ossessiva ripetizione. Jennifer e le incursioni di una vicina a creare l’incubo feroce. Jennifer e la scoperta di uno sdoppiamento impossibile a saldarsi. Jennifer, dramma ed ironia in punta di penna. Come vuole la scrittura feroce di Annibale Ruccello, capace di essere alimento per i tanti attori che l’hanno amata riuscendo a dare alla "sua" Jennifer corpi, ansie e psicologie tanto differenti, fino a farne un grande "personaggio classico".
Giulio Baffi

"Travestito" è una parola molto precisa ed indica, come sostantivo, "l’omosessuale maschile che si veste da donna e talvolta si prostituisce" e come aggettivo o participio passato del verbo "travestire" "colui che nasconde la propria vera natura assumendo idee e atteggiamenti profondamente diversi dai propri". Ecco che l’essere attore come l’avere assunto o finto l’identità femminile implica un processo già avvenuto di "travestimento" morale e fisico. Il travestito è una creatura di confine, "figura deportata" come definisce Ruccello i suoi personaggi, non è un transessuale, non ha fatto il grande salto, vive la sua condizione generalmente in modo doloroso e comunque iperbolico, toccando gli estremi della depressione e dell’euforia, creatura meravigliosa, fragile, delicatissima, a volte violenta ma sempre emarginata.
Abbiamo scelto quindi un connotato di base assai realistico; la casa, le piccole cose che ci circondano, i feticci, la colonna sonora, i cibi che cuciniamo, gli odori che sentiamo. Su questa base Jennifer e Anna, ci hanno portato nell’universo di Annibale Ruccello che dalla meraviglia di un’orrida quotidianità ti proietta in una condizione espressionista di grande disperazione, inframezzato da pochi attimi di euforia.
Come voleva Annibale il processo interpretativo, in questo caso, non deve essere lo straniamento, non è l’attore che scherza su Jennifer, è Jennifer che guarda se stessa. E alla fine del nostro spettacolo, davanti alla sua "toeletta" struccandosi, Jennifer si spoglia dalla sua condizione di travestito (e l’attore che la interpreta nello stesso istante si stacca da lei) ma per lei non c’è vita oltre quel distacco poiché, e questa è la profonda differenza, quella sua finzione è la sua verità, l’unica possibile.
Geppy Gleijeses


GEPPY GLEJESES  | Debutta a 17 anni insieme a Mario Scarpetta nelle Nuvole di Aristofane. Nel ’74 Eduardo vuole che interpreti il suo ruolo ne Il figlio di Pulcinella con la regia di Bogdan Jerković per il Collettivo di Parma. Nel ’75 chiede ad Eduardo di poter interpretare e dirigere Chi è cchiù felice ‘e me? e Gennariniello. Nel ’78 fonda insieme ad altri giovani la cooperativa Napoli Nuova 77. Scrive con Marco Mete, dirige e mette in scena Ammore e Cummedia; vince il premio Idi come autore. Nell’80 scrittura Pupella Maggio, diventando il più giovane capocomico italiano, con Il voto di Salvatore Di Giacomo, regia di Virginio Puecher. Nell’83 fonda la Gitiesse, sua attuale società di produzione, e con Alida Valli e Marina Malfatti l’anno dopo interpreta Il Malinteso di Albert Camus, regia di Sandro Sequi. Sempre nell’83 Strehler lo chiama per affidargli Trinculo ne La Tempesta, ma Gleijeses è costretto a rifiutare perché impegnato nelle riprese de Il caso Ettore Grande per Rai Uno nel ruolo del titolo, diretto da Riccardo Tortora e Marisa Malfatti. Nell’86 fonda e dirige il Teatro Acacia a Napoli, nel ‘93 diventa direttore e amministratore del Teatro Nazionale di Milano, nel ‘99 fonda il Teatro Stabile di Calabria, nel 2003 assume la direzione del riaperto Teatro Cilea di Reggio Calabria, nel 2009 vince il bando europeo indetto dall’Eti per l’aggiudicazione del Teatro Quirino Vittorio Gassman che con lui diventa il primo Teatro italiano fornito di Bistrot, Biblioteca, cinemino, ed è sempre di più il primo teatro romano del suo segmento per numero di spettatori e di abbonati. Lavora nel cinema e in televisione con Giancarlo Cobelli, Luca De Filippo, Luigi De Filippo, i fratelli Taviani, Alberto Sordi, Cristian De Sica, Ugo Tognazzi, Lilla Brignone, Massimo Ranieri, Peppino Patroni Griffi, Toni Servillo, Isa Danieli, Massimo Girotti, Remo Girone… Al cinema, tra le sue varie interpretazioni, ricordiamo il protagonista giovane di Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo, Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani e l’antagonista di Toni Servillo in Gorbaciof di Stefano Incerti. Fra i registi che lo hanno diretto in teatro ricordiamo Luigi Squarzina, Mario Monicelli, Roberto Guicciardini, Mario Missiroli, Gigi Proietti, Vittorio Caprioli, Armando Pugliese, Antonio Calenda, Andrèe Ruth Shammah, Egisto Marcucci, Alfredo Arias, Liliana Cavani…
 
LORENZO GLEIJESES | Debutta in teatro nel ’90 con il padre Geppy. Lavora con i registi Squarzina, Pugliese, Guicciardini. Per il cinema: nel 2000 è protagonista nel film Gabriele e nel 2009 in Vallanzasca, gli angeli del male, regia di Michele Placido; è co-protagonista nel film Iago; è ne Il giovane favoloso di Mario Martone, e ne I due soldati di Marco Tullio Giordana. Dal 2000 al 2004 lavora con Lindsay Kemp, Eimuntas Nekrosius, Yoshi Oida, Eugenio Barba, il Workcenter di Jerzy Grotowski, Augusto Omolù, Michele Di Stefano/mk. Nel 2004 è Romeo nel Romeo e Giulietta diretto da Nikolaj Karpov. Dal 2001 è allievo di Julia Varley, insieme creano lo spettacolo Il figlio di Gertrude, Premio Ubu 2006. Nel 2007 è Enrico V nel Falstaff, regia Martone, e collabora con Egumteatro per lo spettacolo Che Tragedia! Nel 2008, con Julia Varley, produce L’esausto o il profondo azzurro ed è Luigi in Ditegli sempre di sì di Eduardo De Filippo, regia Geppy Gleijeses. Nel 2009 è Oreste nella Ifigenia in Tauride di Goethe e nel 2011-2012 è il Principe di Homburg di Kleist, entrambi per la regia di Cesare Lievi; firma la regia per Napoli Teatro Festival Italia di A portrait of the artist as a young man. Nel 2012 collabora con Rafael Spregelburd per SPAM, è Zio Vanja di Cechov, collabora con Fanny & Alexander sul progetto Discorsi pubblici.  Nel 2013 è Woyzek di Buchner, regia E. Bronzino. Nel 2014 è il protagonista di Us-Il Tennis come esperienza religiosa di Fanny & Alexander, liberamente ispirato ad Open di Agassi. Nel 2015 lavora con Alfredo Arias alla reinterpretazione delle maschere classiche della Commedia dell’Arte (Arlecchino e Brighella) per lo spettacolo Il Bugiardo di Goldoni. Nel 2016 presenta al Napoli Teatro Festival 58° Parallelo Nord tratto dall’universo Kafkiano intitolato Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, drammaturgia e regia di Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley. Nel 2017 è Leonce nel Leonce e Lena, regia di Cesare Lievi.
 
PAOLO CALAFIORE | Nasce a Milano città dove vive e lavora. Trascorre la sua infanzia e adolescenza in Sicilia. Colpito dalla ancestrale bellezza del Teatro Greco di Siracusa e dagli allestimenti di alcune Tragedie, decide di studiare scenografia e di trasferirsi a Firenze dove guidato da Antonio Capuano e Tullio Zitkowsky, consegue il diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti nel 1991 con una tesi su Maria Lai. Completa e approfondisce i suoi studi conseguendo il master in Tecnologie Informatiche applicate alla Scenografia presso l’Accademia del Teatro alla Scala e il Master universitario in Design e Tecnologie della Luce e Lighting Design, presso il Politecnico di Milano. Nel 1992 inizia la sua attività di scenografo affrontando i molteplici aspetti della drammaturgia di diversi periodi dai tragici greci fino ad autori contemporanei quali Giuseppe Manfridi, Annibale Ruccello, Enzo Moscato, Lina Prosa, David Greig, Rebekka Kricheldorf. Tra le sue recenti collaborazioni ha disegnato le scenografie e le luci della Trilogia del naufragio andato recentemente in scena al Piccolo Teatro di Milano e al SOLO International Theatre Festival di Mosca. Ha collaborato con i registi Giancarlo Cauteruccio, Giuseppe Di Pasquale, Geppy Gleijeses, Lindsay Kemp, Valter Malosti, Claudio Morganti, Cristina Pezzoli, Lina Prosa, Carmelo Rifici, Roberto Rustioni, Alfonso Santagata, Sergio Staino, Julia Varley. Importante nel suo percorso artistico è l’incontro con la Danza Contemporanea e la collaborazione con i coreografi Fabrizio Monteverde e Mauro Bigonzetti, prima nel Balletto di Toscana poi in numerose Fondazioni Liriche italiane.
 
LUIGI ASCIONE | Nato a Portici (Napoli) nel ’53, light designer, inizia il suo percorso lavorativo nella stagione teatrale 1975/1976 come aiuto tecnico luci. Dopo anni di gavetta si dedica e approfondisce lo studio sulla luce percorrendo una strada che lo porterà a sviluppare un proprio particolare stile nel campo illuminotecnico. Ha insegnato come docente di illuminotecnica nel carcere minorile di Nisida, voluto e curato da Eduardo De Filippo, presso la Fondazione Campania dei Festival, per due anni nel progetto La casa dello spettacolo con P.O.R. Regione Lazio e Comunità europea e infine come docente del corso per Light Designer della Regione Campania. La sua esperienza spazia in vari settori: moda, danza, lirica, televisione, eventi, musical e teatro. Ha lavorato con i maggiori registi italiani: Eduardo De Filippo, Giuseppe Patroni Griffi, Giancarlo Cobelli, Roberto De Simone, Toni Servillo, Armando Pugliese, Maurizio Scaparro, Geppy Gleijeses, Ugo Gregoretti, Roberto Guicciardini, Luigi Squarzina, Jerome Savary, Nikolay Karpov, Krzysztof Zanussi, Mario Missiroli, Mariano Rigillo, Francesco Tavassi, Piero Maccarinelli, Alfredo Arias, Liliana Cavani.
 
LUDOVICA PAGANO LEONETTI | Nata a Napoli nel 1963, diplomatasi all’Accademia delle Belle Arti di Napoli con specializzazione in Scenografia e Costume, inizia subito a collaborare come assistente con maestri come Bruno Garofalo, Giuseppe Crisolini Malatesta, Salvatore Michelino, Raimonda Gaetani, Maurizio Balò, Lorenzo Ghiglia, Alberto Verso, Silvia Polidori, Enrico Job, per proseguire poi il percorso individuale con i registi Mario Monicelli, Geppy Gleijeses, Cherif, Ennio Coltorti, Roberto Guicciardini, Patrik Rossi Gastaldi, Daniela Cenciotti, Alvaro Piccardi…

ANNIBALE RUCCELLO | Drammaturgo italiano (Castellammare di Stabia 1956 - Roma 1986). Formatosi alla scuola di Roberto De Simone, laureato in antropologia, è stato cultore delle tradizioni popolari campane e lucido esploratore della realtà presente. Anche attore e regista, fondatore della cooperativa Il carro, è stato il capofila del movimento della nuova drammaturgia posteduardiana, costituitosi a Napoli dopo il 1980. Ha creato lavori iperreali, dall’atmosfera satura di minaccia, frustrazione, rabbia e insieme pietà, spesso imperniati su forti personaggi femminili e ambientati in luoghi degradati, dialogati in una lingua che contamina il napoletano colto della tradizione barocca e ottocentesca con quello sottoproletario e suburbano: Le cinque rose di Jennifer (1980); Weekend (1983); Notturno di donna con ospiti (1984); Ferdinando (1985), sorta di "giallo" in costume ambientato nello sfacelo di una casa patrizia dopo la fine del regno di Napoli; Piccole tragedie minimali (1986); Anna Cappelli (post. 1987), inquietante ritratto di una possibile assassina. Scomparso prematuramente, è stato riscoperto e rivalutato negli anni Novanta, divenendo uno degli autori italiani più rappresentati della sua generazione.


San Simone
14 LUGLIO 19:00
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15 LUGLIO 12:00
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16 LUGLIO 16:00
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BIGLIETTI
posto unico €35,00

Si informa il gentile pubblico che a rappresentazione iniziata non è consentito l’accesso in sala.
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