NEWS LE PAROLE DI GIORGIO FERRARA PRONUNCIATE AI FUNERALI DI CARLA FENDI

"Abbiamo perso non solo un’amica deliziosa e generosa, ma una presenza artistica, insieme discreta e indispensabile. Il Festival di Spoleto probabilmente non sarebbe mai riuscito a rinascere senza l’appoggio di Carla Fendi..."
23/06/2017
LE PAROLE DI GIORGIO FERRARA PRONUNCIATE AI FUNERALI DI CARLA FENDI
Abbiamo perso non solo un’amica deliziosa e generosa, ma una presenza artistica, insieme discreta e indispensabile. 
Il Festival di Spoleto probabilmente non sarebbe mai riuscito a rinascere senza l’appoggio di Carla Fendi. 
Perché ? Perché aveva capito che per ritrovare uno slancio e una vitalità, il Festival di Spoleto non aveva solo bisogno di un aiuto economico, ma anche di una fiducia, di una presenza amichevole e rispettosa. 
Carla Fendi era un’artista, innamorata della bellezza. La sua attività principale lo aveva già ampiamente dimostrato. Ma c’era in lei qualcosa di più, qualcosa che tutti gli artisti che l’hanno conosciuta o incrociata hanno saputo subito individuare in lei: l’empatia con l’arte, la sensibilità specifica della gente che crea, concepisce, interpreta. L’arte, affidata ai creatori di ogni origine e genere, era per lei come un prolungamento della propria vita. Il teatro, la danza, l’opera, la musica non erano per lei dei divertimenti sociali. Facevano parte della sua identità. Aveva imparato nel suo mestiere l’importanza dell’apparenza, non in un senso superficiale e vuoto, ma in un senso nobile. E chi dedica la propria vita all’apparenza non si accontenta della vaga idea del lusso. Ma l’approfondisce in un vero amore della creazione, in tutti i suoi particolari. Non per caso le piaceva la parola «artigianato». 
«Artigianato» vuol dire conoscenza della materia, ideale di perfezione e rispetto di chi sa far bene il proprio mestiere. 
Per esempio, il restauro del gioiello di Spoleto, il teatro Caio Melisso, che adesso porta il suo nome, faceva parte della coscienza che Carla Fendi aveva del patrimonio e dei luoghi sacri dell’arte. Un mecenate, un vero mecenate è qualcuno che segna l’arte che sta aiutando. Qualcuno che lascia la propria traccia anche senza volerlo. Conosciamo la lunga tradizione rinascimentale di commissioni artistiche che ha consentito a tanti artisti geniali di creare. I tempi moderni sono certo diversi. Ma abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci possa non solo aiutare e sostenere, ma capire. 
E per questo, ci vuole un temperamento molto particolare, una sensibilità unica, un rispetto intuitivo della creazione. 
E questo, l’aveva Carla Fendi.
Guardando al lavoro che abbiamo fatto insieme durante questi ultimi anni, la tristezza per la sua scomparsa è incommensurabile, ma ci sono delle presenze che la morte non potrà mai fare scomparire interamente. 
E siamo ormai gentilmente costretti da Carla a proseguire senza di lei per meritare la sua fiducia che afferma la sua presenza e conferma il suo bisogno di essere artista attraverso tutti gli artisti che le devono tanto. 
Quindi non vorremmo che il sessantesimo festival di Spoleto che ci preparavamo a festeggiare con lei fosse un festival di lutto. Anzi, vorremmo che fosse un momento di creazione portato dalla sua cara presenza dedicata al culto della bellezza e dell’eleganza. 
E la parola "addio" non la voglio pronunciare.