NEWS ROBERT WILSON DIRIGE I GIOVANI ATTORI DELL'ACCADEMIA SILVIO D'AMICO IN 'HAMLETMACHINE'

Dalla leggendaria amicizia fra Robert Wilson e Heiner Müller nacque Hamletmaschine, dramma postmoderno liberamente ispirato all’Amleto di Shakespeare. Lo spettacolo ritorna in scena dopo ben trentuno anni grazie alla commissione del Festival di Spoleto e alla partecipazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.
22/06/2017
ROBERT WILSON DIRIGE I GIOVANI ATTORI DELL'ACCADEMIA SILVIO D'AMICO IN 'HAMLETMACHINE'
ROBERT WILSON | HEINER MÜLLER
HAMLETMACHINE

testi di Heiner Müller
ideazione, regia, scene e luci Robert Wilson
co-regia Ann-Christin Rommen
adattamento luci John Torres
collaboratore alle scene Marie de Testa
costumi Micol Notarianni
dai disegni originali di William Ivey Long
make-up Manu Halligan

con i performers de
Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico
Liliana Bottone, Grazia Capraro, Irene Ciani, Gabriele Cicirello, Renato Civello, Francesco Cotroneo, Angelo Galdi, Alice Generali,  Adalgisa Manfrida, Paolo Marconi, Eugenio Mastrandrea, Michele Ragno, Camilla Tagliaferri, Luca Vassos, Barbara Venturato

drammaturgia originale Wolfgang Wiens
musiche Jerry Leiber Mike Stoller
sound design originale Scott Lehrer

assistente alla regia Giovanni Firpo
sound design e fonica Antonio Neto con Dario Felli
operatore luci Aliberto Sagretti
direttore di scena Camilla Piccioni
direttore tecnico Giuliana Rienzi
allestimento scenico Ottorino Neri
assistente personale di RW Owen Laub
internship Ilaria d’Agostino e Anita Ricci

delegato di produzione Virginia Forlani
con la collaborazione di Micaela Comasini e Elisa Crespi

nuova versione basata sulla produzione originale del 7 Maggio 1986
alla New York University, New York

progetto di Change Performing Arts
commissionato da Festival di Spoleto 60
per l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico

si ringrazia Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Concepito nel 1977 dopo il primo viaggio in America dell’autore, Hamletmachine nasce originariamente dall’incontro tra Heiner Müller e Robert Wilson, venendo alla luce quasi nove anni più tardi.
L’amicizia tra Robert Wilson e lo scrittore della DDR Heiner Müller non fu solo leggendaria, ma anche estremamente produttiva: Müller scrisse testi per la Sezione Colonia di The Civil warS (1984), The Forest (1988) e La Mort de Molière (1994), e alcuni di questi vennero usati in Medea (1984), Alceste (1986) e Ocean Flight (1988). 
Müller dichiarò successivamente che la versione di Hamletmachine concepita da Wilson fosse "il miglior spettacolo di sempre" nella sua intera carriera, celebrando l’opera per l’incredibile e innovativo impianto illuminotecnico e visivo e per la quasi totale assenza di interpretazione scenica. Elogiato da Gordon Rogoff nei suoi scritti come "un trionfo", valse a Wilson un Obie Award come Miglior Regista.
La prima messa in scena risale al 7 maggio 1986 sul palcoscenico del teatro della New York University con la partecipazione degli allievi stessi; la versione tedesca segna invece il suo debutto il 4 ottobre dello stesso anno alla Kunsthalle di Amburgo. Lo spettacolo non è stato più ripreso da allora, e ritorna in scena quindi dopo ben trentuno anni grazie alla commissione di Festival di Spoleto 60 e alla partecipazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. 

"Quando scrissi Hamletmaschine, dopo aver tradotto l’Amleto di Shakespeare per un teatro di Berlino Est, ne uscì la più americana delle mie opere, citando tra i molti T.S. Eliot, Andy Wharol, Ezra Pound e Susan Atkins. Potrebbe essere letto come un opuscolo contro l’illusione che si possa rimanere innocenti in questo nostro mondo. Sono felice che Robert Wilson metta in scena la mia opera, essendo il suo teatro un mondo a sé stante". H. Müller, 30/04/1986

"[…] Wilson consente alla parola parlata di essere ascoltata e capita. Il testo di Müller raggiunge gli spettatori attraversando un intenso paesaggio sonoro, così da rendere difficile la comprensione di cosa accada realmente in palcoscenico e cosa invece sia parte di una traccia sonora registrata. Raramente gli attori recitano liberamente senza distorsioni sonore. L’opera non si manifesta unicamente visivamente ma piuttosto acusticamente, con un’estrema chiarezza e plasticità." H. Rischbieter, Theater heute, ottobre 1986

ROBERT WILSON | Nato a Waco in Texas, Robert Wilson è tra i più importanti artisti visivi e teatrali al mondo. Il suo lavoro si serve di diverse tecniche artistiche integrando magistralmente movimento, danza, pittura, luce, design, scultura, musica e drammaturgia. Dopo gli studi all’Università del Texas e al Pratt Institute di Brooklyn, alla metà degli anni ’60, Wilson fonda a New York il collettivo artistico "The Byrd Hoffman School of Byrds" con cui elabora i suoi primi originali spettacoli, Deafman Glance - Lo sguardo del sordo (1970) e A Letter for Queen Victoria (1974 -1975). Nel 1976 firma con Philip Glass Einstein on the Beach, performance che cambia la concezione convenzion ale dell’opera come forma artistica. Negli anni ha stretto collaborazioni con autori e musicisti del calibro di Heiner Müller, Tom Waits, Susan Sontag, Laurie Anderson, William Burroughs, Lou Reed e Jessye Norman. Disegni, dipinti e sculture di Wilson sono stati esposti in centinaia di mostre collettive e personali, e fanno parte di collezioni private e musei in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra cui la nomination per il Premio Pulitzer, due premi Ubu, il Leone d’Oro per la scultura alla Biennale di Venezia e il premio Laurence Olivier. È stato nominato all’Accademia Americana di Arti e Lettere e Commandeur des arts et des lettres in Francia. Wilson è il fondatore e il direttore artistico del Watermill Center, un laboratorio creativo dedicato alle arti, con sede a Watermill, Long Island.

HEINER MÜLLER | Nato ad Eppendorf, in Sassonia, nel 1929, Heiner Müller è considerato il più importante autore tedesco dopo Bertolt Brecht. La sua arte si è distinta nel teatro e nella poesia, facendone anche uno scrittore e un saggista di merito. Il lavoro di Müller, con i suoi testi enigmatici e frammentari, è  un contributo significativo al teatro postmoderno. L’autore ha affrontato i problemi della realizzazione concreta della nuova società, mettendone in rilievo nel contempo contraddizioni persistenti ed emergenti ostacoli, generatisi a danno dell’individuo, per sua stessa responsabilità. Tra le sue opere, che hanno visto anche la ritrascrizione di tragedie greche e shakespeariane (Philoktet, 1965; Ödipus Tyrann, 1967; Prometheus, 1969; Macbeth, 1972) figurano Germania Tod in Berlin (1971), Die Schlacht e Traktor (1975), Leben Gundlings. Friedrich von Preussen. Lessings Schlaf Traum Schrei (1976), aggressivamente parodistici delle idealità borghesi. È tuttavia la fase degli anni ’80 quella in cui approda ad un nuovo linguaggio drammaturgico, in cui alla riduzione dell’intreccio si unisce un dolente pessimismo. Tra i testi di questo periodo figurano Hamletmachine (1986) e Quartett (1987), entrambe affidate alla regia di Robert Wilson, con cui aveva saldato tempo prima una forte amicizia e intensa collaborazione. Grazie alla sua fervida attività, Müller viene ammesso all’Accademia delle Arti della Germania dell’Est (1984) e all’Accademia delle Arti di Berlino Ovest (1986). Entrato nel direttorato del Berliner Ensemble nel 1992, diventa direttore artistico nel 1995, poco prima di morire. 

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