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Un’altra sfida al virus è stata la decisione condivisa con gli artisti di presentare versioni cinematografiche, video o documentari degli spettacoli delle compagnie africane, inglesi e australiane che hanno dovuto rinunciare a venire a Spoleto. Non è difficile immaginare le difficoltà con cui si è dovuta misurare la costruzione del programma che viene qui presentato, in una fase storica segnata in tutto il mondo dal dramma della pandemia e dall’incertezza sul futuro immediato, e anche su quello a più lungo termine, delle modalità di relazione sociale a cui siamo abituati. Un’incertezza che ha colpito e colpisce, in particolare, le forme di espressione culturale e di suo godimento dal vivo.
L’indirizzo artistico parte dalla convinzione che la sensibilità e i temi culturali che gli artisti sono in grado di intuire e sollecitare, e il pubblico di percepire ed elaborare, possono dirci qualcosa sul mondo in cui viviamo e sui suoi problemi, compresi quelli esplosi con la pandemia. Possono fornire alcuni elementi per immaginare il futuro e capire come potremmo costruirlo evitando di far deragliare le nostre società verso gli scenari potenzialmente peggiori, soprattutto in tema di ambiente. Oggi più che mai il Festival è importante perché possano germogliare e crescere i semi di una nuova consapevolezza, a partire da stimoli che colpiscono in uguale misura le emozioni e l’intelligenza.
Chi ha lavorato sull’edizione 2021 del Festival di Spoleto è stato circondato da un forte e caldo sostegno di tutta la città, nonché delle istituzioni pubbliche e dei partner e stakeholder italiani e stranieri del Festival. Altrettanto costante è stata l’attenzione che i mezzi di informazione stanno dedicando al Festival e alla diffusione dei suoi contenuti. Questi aiuti sono stati preziosi. Così come preziosi e insostituibili sono i contributi del Ministero della Cultura, del Comune di Spoleto e della Regione Umbria e il loro riconoscimento del valore culturale delle iniziative del Festival.
Nonostante le condizioni difficili, talvolta imprevedibili e senza precedenti, lo staff della Fondazione Festival dei Due Mondi ha lavorato con grande impegno e professionalità e merita il mio più sincero ringraziamento.

È così che il suo fondatore, Gian Carlo Menotti, ha plasmato il Festival dei Due Mondi: una sintesi delle ricchezze della città, un luogo di ricucitura fra eredità culturale e nuovi linguaggi della scena, un’occasione di dialogo fra tradizione e avanguardia, di incontro fra culture diverse. Da 64 anni il Festival di Spoleto offre straordinarie esperienze di ascolto e di visione che arricchiscono artisti e pubblico. Anche quest’anno, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, il Festival propone un insieme di progetti artistici la cui varietà è in sintonia con il mondo della creatività nazionale e internazionale. L’intento è quello di coinvolgere l’interesse e la curiosità in primo luogo dell’intera comunità spoletina e umbra, e al tempo stesso di valorizzare e far conoscere il territorio a un pubblico sempre più internazionale.
Una posizione di rilievo la occupa musica, riprendendo il filo che risale all’origine della manifestazione voluta da Gian Carlo Menotti. A partire da quest’anno e per i prossimi cinque Spoleto ospiterà in residenza due tra le principali istituzioni musicali internazionali, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano e la Budapest Festival Orchestra guidata da Iván Fischer. La proposta musicale di Spoleto64 supera le frontiere fra creazioni elitarie e sperimentazione popolare e si apre a tutte le musiche: classica, barocca, antica, pop, techno, jazz.
Le proposte di teatro e danza favoriscono il confronto e lo scambio tra grandi nomi della scena internazionale e giovani di diversa provenienza e formazione. Pur con una grande varietà di stili e linguaggi, gli artisti ospiti del Festival condividono un intento comune, quello di esprimere il senso di spaesamento che proviamo nei confronti di una realtà complessa in cui sembra difficile orientarsi ma colgono anche l’opportunità di trasformare la coabitazione delle diverse culture in una gioiosa follia.
Dante ha un posto centrale nella programmazione 2021. Una delle figure della cultura italiana e mondiale è celebrato con una seria di appuntamenti di teatro, musica e cinema, nonché momenti di riflessione che coinvolgono la comunità scientifica e i suoi studiosi.
Il Festival di Spoleto è sempre stato uno luogo di ritrovo e di scambio, un ruolo che pensiamo essenziale nella relazione fra lo spettatore e l’artista. Accanto agli spettacoli il pubblico, gli amanti di musica e teatro, gli studenti, i cittadini di Spoleto potranno partecipare, via streaming, a una serie di incontri con i principali artisti ospiti del Festival.
La specificità del Festival di Spoleto viene anche della sua vocazione a ospitare appuntamenti culturali con invitati prestigiosi alla guida di imprese culturali, istituzione pubbliche e private. Con dibatti, racconti e confronti parleranno delle sfide che ci aspettano: in particolare, le manifestazioni promosse dalla Fondazione Carla Fendi, storico e importante partner del Festival, e quelle della RAI, non solo Main Media Partner di Spoleto64 ma anche ideatore di un Festival Rai per il Sociale che si terrà all’interno del Festival dei Due Mondi.
Spoleto 64 conferma la sua vocazione nazionale e internazionale allargando lo spazio dei partenariati artistici. Oltre a quelli già menzionati mi fa piacere ricordare che le proposte contenute nel programma coinvolgono partner di sette paesi e nascono, nell’ambito del jazz e del teatro, anche da una nuova collaborazione con due importanti istituzioni culturali della nostra regione: Umbria Jazz e Teatro Stabile dell’Umbria.
L’edizione 2021 del Festival affronta la sfida della pandemia con l’intento di trasformarla da problema a opportunità. Nel momento in cui chiudiamo il programma e scriviamo queste righe non sappiamo quali saranno le prescrizioni di distanziamento e le condizioni di mobilità per le persone nei prossimi mesi di giugno e luglio. È un’incertezza che riguarda sia artisti che spettatori. Di fronte a questa, Spoleto64 risponde privilegiando l’uso di spazi all’aperto con sette concerti nella piazza del Duomo. È in fase di studio la possibilità nel caso di riduzione dei posti disponibili di permettere l’accessibilità a tutte le proposte del programma anche tramite canali digitali.

Un’altra sfida al virus è stata la decisione condivisa con gli artisti di presentare versioni cinematografiche, video o documentari degli spettacoli delle compagnie africane, inglesi e australiane che hanno dovuto rinunciare a venire a Spoleto. Non è difficile immaginare le difficoltà con cui si è dovuta misurare la costruzione del programma che viene qui presentato, in una fase storica segnata in tutto il mondo dal dramma della pandemia e dall’incertezza sul futuro immediato, e anche su quello a più lungo termine, delle modalità di relazione sociale a cui siamo abituati. Un’incertezza che ha colpito e colpisce, in particolare, le forme di espressione culturale e di suo godimento dal vivo.
L’indirizzo artistico parte dalla convinzione che la sensibilità e i temi culturali che gli artisti sono in grado di intuire e sollecitare, e il pubblico di percepire ed elaborare, possono dirci qualcosa sul mondo in cui viviamo e sui suoi problemi, compresi quelli esplosi con la pandemia. Possono fornire alcuni elementi per immaginare il futuro e capire come potremmo costruirlo evitando di far deragliare le nostre società verso gli scenari potenzialmente peggiori, soprattutto in tema di ambiente. Oggi più che mai il Festival è importante perché possano germogliare e crescere i semi di una nuova consapevolezza, a partire da stimoli che colpiscono in uguale misura le emozioni e l’intelligenza.
Chi ha lavorato sull’edizione 2021 del Festival di Spoleto è stato circondato da un forte e caldo sostegno di tutta la città, nonché delle istituzioni pubbliche e dei partner e stakeholder italiani e stranieri del Festival. Altrettanto costante è stata l’attenzione che i mezzi di informazione stanno dedicando al Festival e alla diffusione dei suoi contenuti. Questi aiuti sono stati preziosi. Così come preziosi e insostituibili sono i contributi del Ministero della Cultura, del Comune di Spoleto e della Regione Umbria e il loro riconoscimento del valore culturale delle iniziative del Festival.
Nonostante le condizioni difficili, talvolta imprevedibili e senza precedenti, lo staff della Fondazione Festival dei Due Mondi ha lavorato con grande impegno e professionalità e merita il mio più sincero ringraziamento.