Romeo Castellucci

Jeanne d’Arc au bûcher

Opera-film

Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti

    sabato 26 Giugno Ore 18:00

Biglietti: platea/palchi € 5

di

Arthur Honegger

Direttore

Kazushi Ono

Regia, scene, costume e luci

Romeo Castellucci

COLLABORAZIONE ARTISTICA

Silvia Costa

MAESTRO DEL CORO

Christophe Talmont

DRAMATURG

Piersandra di Matteo

Jeanne d'Arc Audrey Bonnet

Frère Dominique Sébastien Dutrieux

La Vierge Ilse Eerens

Marguerite Tineke Van Ingelgem

Catherine Aude Extrémo

Une Voix, Porcus, Héraut I, Le Clerc Jean-Noël Briend

Une Voix, Héraut II, Paysan Jérôme Varnier

Héraut III, L’Ane, Bedford, Jean de Luxembourg, Un paysan Louka Petit-Taborelli

L’Appariteur, Regnault de Chartres, Guillaume de Flavy, Perrot, Un prêtre Geoffrey Boissy

Soprano solista Gwendoline Blondeel

Une Voix d’Enfant Siobhan Mathiak

Orchestra sinfonica e Coro La Monnaie

Coro giovanile de

l’Académie des chœurs La Monnaie

diretto da

Benoît Giaux

regista del film

Myriam Hoyer

Autore tra i più applauditi del teatro europeo, Romeo Castellucci si confronta con lo straordinario “oratorio drammatico” di Arthur Honegger su libretto di Paul Claudel del 1935. Un titolo di grande modernismo musicale racconta in undici scene la vita dell’eroina a partire dagli ultimi minuti del suo supplizio: un percorso a ritroso attraverso i ricordi dalla sua condanna a morte alla sua vocazione giovanile.
La messa in scena libera la narrazione dai simboli, dall’agiografia, dalla rievocazione nostalgica della storia e dalla celebrazione dell’eroina celeste. Castellucci spoglia quasi letteralmente il personaggio di Giovanna d’Arco dei suoi successivi strati di pelle per poter catturare l’essere umano nella sua nudità.
Il caleidoscopio di ricordi e emozioni si rivela grazie a ruoli teatrali e vocali – con una straordinaria Audrey Bonnet come protagonista –, il coro e un’orchestra extra large che include pianoforti, sassofoni, e uno dei primi strumenti elettronici, l’ondes Martenot. La musica contemporanea, i corali spirituali nello stile di Bach, influenze popolari e jazz si fondono in una scrittura che si distingue per la capacità di esaltare la musicalità dei versi. Mentre l’opera nel suo insieme fa pensare a una tragedia classica, l’orchestra esprime l’ottimismo del progresso negli anni tra le due guerre. La musica, composta secondo gli strati della memoria, è una porta che si apre su un viaggio interiore.