Orchestra e Coro
dell'Accademia Nazionale
di Santa Cecilia

Oedipus

direttore Pascal Rophé

Piazza Duomo

domenica 27 Giugno Ore 20:30

Biglietti:
I settore piazza € 100
II settore piazza € 80
I settore scalinata € 60
II settore scalinata € 40

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

DIRETTORE

Pascal Rophé

NOCTURNES
TRITTICO SINFONICO
PER CORO FEMMINILE E ORCHESTRA
I. NUAGES
II. FÈTES
III. SIRÈNES

Claude Debussy

OEDIPUS REX
OPERA ORATORIO IN DUE ATTI
(in forma di concerto)

Igor Stravinskij

libretto di Jean Cocteau, da Sofocle
traduzione in latino di Jean Daniélou

Edipo Allan Clayton

Giocasta Anna Caterina Antonacci

Creonte, Il messaggero Andrea Mastroni

Tiresia Mikhail Petrenko

Il pastore John Irvin

Voce recitante Pauline Cheviller

Coro di Tebani

Maestro del Coro

Piero Monti

una coproduzione Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Spoleto Festival dei Due Mondi

Durata: 1 ora, 15 minuti

«Tranne Tiresia, il Pastore e il Messaggero, i personaggi restano nei loro costumi e nelle maschere costruite. Si muovono solo le teste e le braccia. Debbono avere l’aspetto di statue viventi».
Da anni Igor Stravinskij era alla ricerca di un soggetto tragico la cui trama fosse così nota al pubblico da permettere di prestare attenzione soprattutto alla musica. Tra il 1926 e il 1927 concepisce Oedipus rex, tra i lavori più rappresentativi del periodo neoclassico della sua produzione. Il libretto di Jean Cocteau, dal testo di Sofocle, è tradotto in latino da Jean Daniélou: dopo aver letto la biografia di San Francesco d’Assisi Stravinskij decide di ricorrere a una propria “lingua dell’anima” – com’era il provenzale per San Francesco –, un linguaggio speciale e sacro capace di creare un distacco dalla vita di tutti i giorni.
Prima di ogni scena la voce recitante anticipa le azioni nella lingua del pubblico, trasportato in una dimensione straniante e sospesa, dove gli occhi dei personaggi, immobili, non si incontrano mai e l’unica a muoversi è la musica. Senza tempo e senza luogo sono anche i Notturni di Claude Debussy, in apertura di concerto, che sceglie questa forma per «tutto ciò che la parola contiene di impressioni e luci particolari». Nel trittico la musica abbandona la linearità e la finalità di un discorso e acquisisce le sfumature di un’immagine: il lento avvicendarsi delle nuvole nel cielo, il corteo e il movimento della danza, il ritmo del mare e il canto delle sirene.

Libretto di sala