Sinossi
C’è qualcosa di profondamente necessario nel concerto conclusivo della 69ma edizione del Festival: il debutto spoletino di Gianandrea Noseda e della Filarmonica Teatro Regio Torino segna un punto di convergenza naturale, incontro atteso e dovuto.
Per Noseda – oggi tra i direttori più richiesti al mondo – Spoleto rappresenta un approdo che ha il sapore di una meritata celebrazione. “Artista dei due mondi” nel senso più autentico dell’espressione, il maestro italiano ha costruito un percorso che lo vede protagonista stabile sulle grandi scene del vecchio continente, dove è Direttore musicale dell’Opernhaus di Zurigo e Principal Guest della London Symphony Orchestra – fra i protagonisti di questa edizione del Festival. Al tempo stesso, è guida musicale di primo piano negli Stati Uniti, dove il suo lavoro ha ridefinito il profilo della National Symphony Orchestra di Washington. Questa duplice appartenenza culturale, questa naturale capacità di muoversi tra tradizioni e pubblici diversi, risuona in modo quasi emblematico nello spirito stesso del Festival e del suo fondatore Gian Carlo Menotti.
Il legame di Noseda con la Filarmonica del Teatro Regio di Torino è lungo e profondo, costruito in oltre dieci anni di direzione musicale, dal 2007 al 2018, e non si è interrotto dopo il termine del mandato. Negli anni, Noseda e i musicisti torinesi hanno dato forma a un suono compatto, luminoso, energico, capace di affrontare il grande repertorio con autorevolezza e passione teatrale.
Il programma della serata racconta proprio questa idea di attraversamento tra mondi, in un omaggio al 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. L’Ouverture da Amelia al ballo di Gian Carlo Menotti apre con brio scintillante e ironia tutta novecentesca, omaggio ideale al fondatore del Festival e vero ponte tra il mondo europeo e quello statunitense. Le Danze sinfoniche da West Side Story di Leonard Bernstein sono invece tra le composizioni più schiettamente americane del repertorio del ‘900, con il loro ritmo pulsante, il melting pot di culture musicali e il profilo slanciato e agile della città americana nel secondo dopoguerra. Infine, la Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák dispiega il grande affresco sinfonico del viaggio, tra nostalgia e scoperta, di un compositore europeo nel Nuovo Continente, e il suo contatto con il repertorio di spiritualafroamericani e canti dei nativi americani.
Il concerto finale di Spoleto 2026 è celebrazione, ponte e promessa: la musica come un territorio comune, in cui i mondi si incontrano e si riconoscono, in un messaggio di cui c’è oggi sempre più urgente necessità.
Crediti
Programma
direttore Gianandrea Noseda
Filarmonica del Teatro Regio di Torino
programma musicale
Gian Carlo Menotti
Ouverture da Amelia al ballo
Leonard Bernstein
Danze sinfoniche da West Side Story
Antonín Dvořák
Sinfonia n. 9 "Dal nuovo mondo"

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