
L’altro Menotti: tre riscoperte sinfoniche
L’altro Menotti: tre riscoperte sinfoniche
Sinossi
In occasione della 69ª edizione del Festival dei Due Mondi, viene presentato un nuovo album dedicato alla produzione orchestrale di Gian Carlo Menotti, affrontato dall'Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Francesco Cilluffo.
Un percorso che attraversa oltre quarant’anni di attività, mettendo in luce un lato meno noto del compositore, senza mai allontanarsi del tutto dalla dimensione scenica. Dalla Lewisohn Stadium Fanfare del 1965 – in cui Menotti dimostra la sua capacità di fondere il tipico paesaggio sonoro americano con l’uso evocativo, di matrice italiana, della tavolozza orchestrale e della costruzione narrativa – alla rara Symphony No. 1 “The Halcyon” – ricca di suggestioni e commissionata dal Saratoga Festival nel 1976 – emerge una scrittura orchestrale vivida e teatrale. Completano il programma la suite dal balletto Sebastian (1944), intrisa di atmosfere drammatiche e lirismo, e quella dall’opera Goya (1987), ispirata alla vita del pittore spagnolo. Un progetto discografico che restituisce la complessità e l’immaginazione di Menotti, offrendo una prospettiva nuova sulla sua arte.
L’incontro, moderato dalla musicologa Elisa Profili, vede anche l’intervento del maestro Lorenzo Ricci Muti, figura profondamente legata a Spoleto e alla storia del Festival. Scelto da Menotti giovanissimo per interpretare il ruolo di Trottolo nell’opera Maria Golovin, Ricci Muti debutta poi come direttore al Festival dei Due Mondi nel 1977, dirigendo il concerto finale in Piazza Duomo. Da oltre vent’anni promuove inoltre attività formative e culturali internazionali nella città attraverso il progetto Spoleto Study Abroad, contribuendo a rafforzare il dialogo tra Spoleto e il panorama musicale internazionale.
«Non si dovrebbero mai comporre opere». Ricordo ancora lo sguardo malizioso di Menotti mentre mi offriva questo consiglio, quando lo incontrai al Teatro Regio di Torino, prima di una rappresentazione di The Consul nel 2006.
Era chiaramente una provocazione, pronunciata da uno dei compositori d’opera più eseguiti del XX secolo, eppure suonava come un autentico cri de cœur, intriso di stanchezza e disillusione. Ogni ruga sul volto del compositore sembrava testimoniare le sue lotte di una vita intera per scrivere opere e portarle in scena, su due continenti, per oltre cinquant’anni.
È dunque in qualche modo appropriato che questo album si concentri sulle sue opere orchestrali, abbracciando più di quarant’anni della sua carriera, sebbene il palcoscenico musicale non sia mai troppo lontano dalla mente creativa del compositore.
Francesco Cilluffo

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