Synopsis
La ricerca visiva di Giuseppe Lo Cascio, tra scultura e installazione, si concentra sull’idea di rendere visibile l’instabilità interiore dell’individuo in relazione alle precarie strutture della memoria e della conoscenza con cui interagisce quotidianamente. Influenzata da forme dell’architettura e dal design, questa esplorazione esprime la tensione di rappresentare e comprendere la propria condizione nel mondo, mettendo continuamente in discussione l’integrità dell’edificio della conoscenza e la funzione narrativa e di agency dell’oggetto d’arte. Elementi come archivi temporanei, schedari falsi e superfici recuperano le suggestioni di attrazione e repulsione della “macchina celibe” per esplorare zone liminali tra inettitudine e sublime. Gli edifici e, più in generale, le strutture architettoniche diventano metafore della natura effimera dell’essere umano e degli instabili strumenti di potere e conservazione che gli individui creano per agire su se stessi e sul mondo circostante. In questo modo archivio e archiviazione, attività connesse da sempre alle arti visive, diventano contraddizioni della materia facendo leva sull’immaginazione.
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