
Compagnia #SIneNOmine
Innominabile 27
Il gioco senza fine
Innominabile 27
Sinossi
Innominabile 27 è uno spettacolo originale della Compagnia #SIneNOmine ispirato al teatro dell’assurdo e alla sua capacità di rivelare, più che rappresentare, la condizione umana quando il tempo si arresta, la parola si consuma, l’identità si incrina. Samuel Beckett ha mostrato come pochi altri la dimensione dell’attesa: il tempo che ritorna, il gesto che si ripete, la voce che resiste anche quando sembra non esserci più nulla da dire. Dentro un carcere, questa intuizione non è astrazione letteraria, ma esperienza concreta. L’attesa diventa spazio fisico, misura dei giorni, forma della memoria, condizione di cattività. Accanto a Beckett, Jean Genet indica un’altra soglia essenziale: quella del desiderio, della colpa, della maschera, dell’identità rovesciata. La sua storia personale di detenuto e la sua scrittura fanno del carcere non soltanto un luogo di reclusione, ma un teatro crudele dell’umano, dove ogni ruolo può essere smascherato e ricreato.
A questa genealogia appartiene anche Rick Cluchey, detenuto a San Quentin e poi fondatore del San Quentin Drama Workshop: una figura fondamentale nella storia del teatro in carcere, perché testimonia come la scena possa diventare, dentro la privazione della libertà, esperienza di conoscenza e liberazione interiore.
A Spoleto questa memoria incontra una storia precisa: nel 1982 Marco Gagliardo portò Sorveglianza speciale di Genet alla Rocca Albornoziana, appena liberata dalla sua funzione carceraria, con cinque detenuti di Rebibbia. Da quel gesto nasce una traiettoria che il lavoro di #SIneNOmine, presente dal 2013 al Festival dei Due Mondi, continua ad attraversare.
In questo spettacolo i personaggi perdono progressivamente il nome. Diventano Senza Nome, in dialogo diretto con l’identità della compagnia. Non è una cancellazione, ma una sottrazione al giudizio immediato, alla biografia ridotta a fascicolo, alla persona ridotta a numero. I Senza Nome sono corpi, memorie, voci, presenze.
Il pubblico attraversa un paesaggio di frammenti: parole pescate, lettere da fuori, diari, sedie vuote, sagome, giochi deformati, oggetti poveri, resti di vite ordinarie. Al centro non c’è la rappresentazione del carcere, ma la sua memoria: ciò che resta nei corpi, nei desideri, nella mancanza, nell’ironia, nel bisogno ostinato di essere ancora guardati come esseri umani.
Il numero 27 apre una doppia soglia: guarda al futuro e richiama l’articolo 27 della Costituzione, là dove la pena non può essere annientamento, ma deve conservare una possibilità di trasformazione. Non una consolazione. Non una soluzione. Ma un gesto minimo e necessario: fare memoria, fare scena, fare voce, fare comunità provvisoria. Restare nel tempo dell’altro. Perdere il conto.
Ricominciare.
Crediti
Programma
con i detenuti attori, musicisti, danzatori, scenotecnici e tecnici
della Compagnia #SIneNOmine diretta da Giorgio Flamini
ideazione, adattamento testi, regia
Giorgio Flamini, Sara Ragni, Pina Segoni
creazioni musicali digitali Anna Flamini
coreografie Laura Bassetta, Mariolina Maconio, Serena Perna, Lorena Salis
con le danzatrici di Euno
scene e costumi di Maria Paola Buono, Giorgio Flamini
montaggio e smontaggio scene detenuti e agenti di Polizia Penitenziaria Mof
elementi di scena e gadget laboratorio di Scenografia percorso di secondo livello artistico , diretti dai docenti IIS Sansi-Leonardi-Volta
creazioni musicali digitali Anna Flamini
foto di scena Vincenzo Porfilio
videomaker e registrazioni audio Giovanni Barchi
costumi e trucco #SIneNOmine
segreteria organizzativa Gessica Vagnoli
produzione Associazione Teodelapio e Casa di Reclusione di Spoleto con il contributo della Fondazione Francesca Valentina e Luigi Antonini e della Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto
si ringrazia Daniele Cipriani Direttore artistico del Festival dei Due Mondi di Spoleto; Bernardina Di Mario, Direttore della Casa di Reclusione di Spoleto; Pierpaolo Milanese Comandante Casa di Reclusione di Spoleto; Nicola Borrelli vicecomandante; il Dap Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria; la Casa di Reclusione; la Fondazione Festival dei Due Mondi e il Presidente Andrea Sisti, Sindaco della Città di Spoleto; Debora Spinelli, magistrato di sorveglianza di Spoleto; Grazia Manganaro già magistrato di Sorveglianza di Spoleto; l’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto; la Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini e Camillo Corsetti Antonini; Associazione Teodelapio; Associazione Atalante; Cinema-Sala Pegasus; Pietro Carraresi Capo-area dell’Area Educativa e tutti gli educatori e l’area trattamentale; tutto il personale della Polizia Penitenziaria di Spoleto; l’ispettore Sandro Scarponi; gli agenti e gli ispettori addetti ai laboratori, alla Mof; alle scuole; alla segreteria della Direzione e del Comando; all’ufficio matricola; gli agenti e ispettori delle sezioni detentive; al Cesp – Rete delle Scuole Ristrette e Anna Grazia Stammati; all’IIS Sansi-Leonardi-Volta e Mauro Pescetelli; IPSEOASC G. De Carolis e Roberta Galassi; Francesco Corrias, Lucia Napoli e i cantanti del coro ad Cantus; al capo-arte della falegnameria del carcere Aleandro Pennella; all'ufficio stampa del Festival, lo staff di redazione e Laura Scolari, alla scenotecnica del Festival e Ottorino Neri, a Monica Trevisani a tutto lo staff del Festival di Spoleto.

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