Sinossi
Questo progetto si configura come un atto di evocazione. Non richiama spiriti nel senso letterale del termine, ma si pone in ascolto delle eredità immateriali di quelle presenze che, una o più volte, hanno attraversato Spoleto, percorrendo le sue strade, abitando i suoi spazi, lasciando tracce singolari e irriducibili, contribuendo in modo decisivo a modellare l’identità del Festival dei Due Mondi.
Questi “spiriti” non vengono convocati tramite oggetti rituali o pratiche medianiche. L’atto di evocazione avviene invece attraverso un universo visivo personale e surreale. In questa visione, la memoria si fa immagine in movimento, una materia fluida che si dispiega su scala monumentale, proiettata sulle superfici architettoniche emblematiche di Spoleto.
La città diventa al contempo palcoscenico e contenitore: un organismo vivo, interfaccia sensibile tra ciò che è stato e ciò che continua a essere.
Le proiezioni emergono come impronte spettrali, distorsioni temporali in cui storia, immaginazione e materia digitale convergono. Il familiare diventa estraneo; il monumento si apre, diventa permeabile. Ciò che viene evocato non è un passato immobile, ma una presenza instabile, mutevole, che ancora vibra e risuona nel tessuto culturale di Spoleto.

.webp)